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Archive for maggio 2011


Primo giorno effettivo di ferie, sono davvero al settimo cielo! Dopo due mesi di lavoro ininterrotto, finalmente posso fermarmi per ben due settimane consecutive. Purtroppo però, e questo è l’unico aspetto negativo, si tratta già delle mie ferie estive! State tranquilli, abbiamo scelto noi questo periodo e ne siamo proprio contenti. Non essendo amanti del mare e delle spiagge gremite, abbiamo deciso di staccare la spina proprio nelle prime due settimane di giugno. Il tempo in questo periodo dell’anno è meraviglioso: giornate per lo più assolate, un bel caldo secco che fa estate ma non l’estate tipica della Pianura Padana (odio l’umidità!) e località turistiche pressoché deserte. Infine, aspetto non trascurabile, siamo ancora in bassa stagione! Potremmo dunque risparmiare parecchio se dovessimo decidere di soggiornare per qualche giorno lontano da casa. Insomma, una vera pacchia!
Siamo però indecisi sul da farsi, non sappiamo ancora se possiamo fare un piccolo viaggio di cinque giorni, nel corso della seconda settimana, oppure rimanere qui a casa. La volontà di risparmiare ulteriormente ci solletica alquanto, però ci siamo resi conto del fatto che fino alla terza settimana di settembre non ci sarà nessun’altra sosta e ciò potrebbe essere leggermente pesante. Abbiamo già trovato la meta perfetta per questo mini-soggiorno, indovinate un po’?!? Si tratta di Caldaro e la sua Strada del Vino (manco farlo apposta! Vino e Trentino, sai che novità!): dalle foto sembra una località molto tranquilla, immersa nella natura, il posto adatto per recuperare un po’ di energie. Abbiamo ancora qualche giorno a disposizione per decidere, ma se vogliamo essere certi di trovare ancora delle camere disponibili dobbiamo affrettarci. Voi cosa fareste al nostro posto? Attendiamo i vostri consigli!
Nell’attesa io sto preparando un dolce, questa sera andremo a casa di amici e mi sembrava carino portare qualcosa. Il mio compagno ha scelto ovviamente un vino, credo si tratti di uno spumante. La ricetta che ho trovato si intitola Dolce semplicissimo al cioccolato amaro, il procedimento è effettivamente molto semplice ma la cottura mi sta dando qualche problema. Speriamo venga bene, altrimenti farò bastare lo spumante. Se tutto andrà per il meglio, a breve posterò la ricetta e la foto. Se non doveste sentir più parlare di questo dolce, dimenticate questa parte finale dell’articolo, sarà il nostro piccolo segreto!

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E’ proprio incredibile! Dopo aver tanto parlato di Trentino Alto Adige (d’accordo, per lo più di Sud Tirol), domenica ci siamo finalmente tornati! Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio…
Qualche giorno fa abbiamo partecipato a un concorso su Facebook indetto da Visit Trentino (potevamo noi non essere fan di questa pagina?!?): si trattava di rispondere a una domanda riguardante i vini più importanti di questa splendida regione. Rispondendo correttamente, si poteva vincere un biglietto omaggio per la 75° Mostra dei Vini del Trentino che si è tenuta a Trento nel Castello del Buonconsiglio dal 20 al 23 maggio. Sì lo so, ormai già sapete che sono astemia e vi starete chiedendo perché abbia deciso di parteciparvi ugualmente. Innanzitutto il mio compagno ci teneva particolarmente (avendo lui un debole per i vini di questa regione) e poi perché amiamo entrambi così tanto il Trentino da volerlo visitare in ogni possibile occasione.
Dopo il viaggio in autostrada (abbiamo impiegato un po’ più di due ore per raggiungere la nostra destinazione), siamo arrivati a Trento e abbiamo trovato facilmente parcheggio. Con sorpresa abbiamo appurato che nei giorni festivi non è prevista alcuna tariffa per la sosta, eravamo invece convinti che avremmo speso una fortuna! Ci siamo così incamminati verso il Castello del Buonconsiglio e, dopo aver raggiunto la Piazza del Duomo, abbiamo scoperto che era da poco iniziata la sfilata per le vie della città della Festa dei Popoli. Ci siamo soffermati lì per alcuni minuti, mentre davanti ai nostri occhi si susseguivano senza sosta moltissime persone di ogni etnia e religione, abbigliate con i costumi tipici dai mille colori, rallegrando con danze e canzoni l’intera piazza. E’ stato davvero bellissimo e interessante, è un modo davvero insolito di scoprire per la prima volta una città.
Abbiamo poi proseguito il nostro cammino e siamo finalmente giunti al Castello. Nella biglietteria ci hanno spiegato cosa era compreso nel biglietto e ci hanno regalato anche un calice a testa (con relativa borsa porta-bicchiere da appendere al collo) e un buono per tre assaggi alla Corte del Gusto, dove avremmo potuto assaggiare il pane e i prodotti del territorio (un sogno insomma!!!).

Abbiamo così iniziato la visita del castello e successivamente abbiamo raggiunto le tre sale dove si sarebbero tenute le degustazioni. Io ho bevuto solo acqua e ho preso appunti sulle valutazioni dei vini assaggiati dal mio compagno. Lui, appunto, ha potuto degustare quindici (15!?!) bianchi, tra cui qualche spumante. Ammetto di essermi annoiata un po’, ma la situazione per fortuna è migliorata notevolmente quando siamo arrivati ai giardini, dove vi era la Corte del Gusto e ho potuto quindi assaggiare il pane. Il momento tanto atteso era infine giunto! Ci hanno dato tre piccoli panini, uno diverso dall’altro, che erano stati farciti con salumi e formaggi tipici della regione. Che bontà!!! Peccato fossero solo tre, sono finiti in un battibaleno! L’ho sempre detto che il pane del Trentino è eccezionale!
Abbiamo infine lasciato il castello dopo ben quattro ore (!!!) di permanenza e abbiamo deciso di modificare il nostro itinerario e scegliere una strada diversa per ritornare a casa. Abbiamo optato infatti per la Gardesana, volevamo vedere il lago e soprattutto ritornare in un paesino che avevamo visitato l’anno scorso, Tremosine. Abbiamo passeggiato nuovamente per le viuzze del piccolo borgo, abbiamo ammirato il lago dall’alto e ci siamo ricordati di qualche episodio buffo o significativo dell’ultima nostra visita. E’ stato bellissimo, adoro ritornare in luoghi già visitati per riassaporare quei momenti ormai perduti e lontani e per viverne di nuovi.


Rientrando abbiamo trovato ovviamente traffico, però ne è comunque valsa la pena. Abbiamo trascorso una piacevole domenica, abbiamo visto posti nuovi e siamo tornati in luoghi a noi già conosciuti. Abbiamo potuto assaporare ancora il buonissimo pane del Trentino e ammirare la bellezza e maestosità del Lago di Garda. Insomma, una bellissima gita!

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Oggi è stata proprio una giornata pesante, uno di quei giorni che inizia discretamente e poi, dopo pochi minuti trascorsi sul posto di lavoro, cambia completamente. Lavorando a stretto contatto con il pubblico (maledetti ma pur sempre necessari clienti!), può capitare di incontrare persone poco intelligenti, maleducate e ignoranti. Fortunatamente, però, ho la capacità di voltare pagina non appena uscita dal negozio e lasciarmi alle spalle i brutti momenti appena trascorsi. Non sempre ciò accade e in questi casi ringrazio il mio compagno che diventa per l’occasione la mia valvola di sfogo, e posso così ammorbarlo raccontandogli quello che mi è successo e descrivendogli nei minimi dettagli le conversazioni tenute con i simpatici (!!!) avventori.
Ma voltiamo effettivamente pagina! Ieri ho preparato un dolce che sapevo mi avrebbe risollevato il morale (forse avevo già previsto la terribile giornata di oggi!): si tratta di una semplice torta al cacao. Sul web vi sono moltissime ricette per la preparazione di questo tipo di torte. Io ho preso spunto, in questo caso, da una ricetta trovata sul forum di Cookaround. Qui potrete trovare il post che mi ha colpito particolarmente.

Ecco gli ingredienti che ho utilizzato io:

– 200 grammi di zucchero
– 3 uova
– 130 grammi farina 00
– 50 grammi farina di riso (avevo finito quella 00!)
– 120 grammi di burro (ho diminuito leggermente la dose rispetto all’originale)
– 60 grammi di yogurt (io avevo in frigo solo quello al mirtillo della Sterzing-Vipiteno, consiglio vivamente di scegliere un altro gusto. Io avrei messo quello alla stracciatella!)
– 50 grammi cacao amaro
– 6 cucchiai di latte
– 1 bustina di lievito per dolci

Il procedimento è molto semplice (anche perché io ho usato come al solito il mio Kenwood): bisogna prima di tutto montare lo zucchero con le uova, successivamente si aggiunge il burro fatto sciogliere in precedenza e lo yogurt, dopodiché si aggiungono i sei cucchiai di latte. Si mettono poi le due farine setacciate con il lievito e infine il cacao. Si versa il tutto in uno stampo e si fa cuocere in forno già caldo a 180° per 35 minuti (fa sempre fede la prova stecchino!).

La torta risulta molto morbida e il sapore del cacao è proprio avvolgente. Con una fetta di questo dolce la giornata può iniziare al meglio e tenere alla larga le arrabbiature o i problemi di lavoro. La prossima volta proverò qualche altra variante, innanzitutto cambierò il gusto dello yogurt e poi magari potrei anche aggiungere della farina di cocco. Mmm, come farei senza dolci e soprattutto senza cioccolato?!?

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Eccomi di nuovo qui con un’altra bellissima e abbastanza semplice ricetta. Qualche mese fa ho acquistato in libreria un manuale meraviglioso intitolato Pane e torte salate. Vi sono molte ricette davvero interessanti, ma quella che mi ha colpito maggiormente è stata quella dei Brezel. Io sono veramente ghiotta di questi panini dalla forma bizzarra e ogni volta che vado in Trentino Alto Adige oppure alla Fiera dell’Artigianato di Milano, non posso fare a meno di mangiarne in quantità. Li adoro!!! Ora che so come prepararli, potrò realizzarli ogni volta che ne avrò voglia (speriamo che ciò non capiti troppo spesso, però!).

Ecco gli ingredienti che occorrono per preparare questo pane prelibato:

– 450 grammi di farina 00
– 20 grammi di lievito di birra (io ho utilizzato quello fresco)
– 1 cucchiaino di zucchero
– 3 cucchiai di bicarbonato
– una manciata di sale grosso
– 3 cucchiaini di sale fino

Ecco invece il procedimento (io ho utilizzato la macchina del pane per preparare l’impasto):

In una ciotola lavorare 100 grammi di farina, 100 grammi di acqua, il lievito e lo zucchero. Coprire e lasciare lievitare per una mezzora. Lavorare poi la biga (il preimpasto) con il resto della farina e il sale, aggiungendo a filo circa 150 ml di acqua (io l’ho utilizzata tutta), in modo da ottenere un impasto liscio ed elastico. Fare lievitare nel forno a bassa temperatura (io ho utilizzato la funzione scaldavivande a 35°) per circa un’ora. Successivamente manipolare l’impasto e dividerlo in otto pagnotte dalle quali ottenere altrettanti lunghi cordoni di circa 50 cm (questa è la parte più difficile!). Dopo aver formato i brezel, farli bollire nell’acqua con il bicarbonato per circa 45 secondi, dopodiché scolarli e lasciarli asciugare. Disporre quindi i brezel su una teglia coperta con carta da forno e cospargerli di sale grosso. Infornare in forno già caldo a 220° per 20 minuti.

Come potete vedere, preparare queste delizie non è poi così complesso, l’unico passaggio un po’ ostico dovrebbe essere quello della realizzazione dei cordoni: occorre infatti un po’ di tempo e soprattutto pazienza.
Vi assicuro comunque che sono molto simili a quelli originali, assaggiandoli mi è parso di trovarmi proprio lì in Sud Tirolo in una Stube, dove vengono abitualmente consumati questi panini speciali accompagnati da una buona birra (che a me personalmente non piace, dato che, come già detto in un precedente articolo, sono astemia). Che voglia di tornare in Trentino!!!

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Lo ammetto, è stato più forte di me! Non avrei mai potuto scegliere un titolo diverso per l’articolo di oggi. Come avrete sicuramente capito (o almeno spero…Siete riusciti a intuire di cosa parlerò? Dai, è famosissima!!!), oggi vi parlerò dell’ultimo concerto a cui ho avuto la fortuna (e il piacere) di assistere. Si tratta della tappa di Milano (al Forum di Assago) del Tour Ora di Jovanotti.
Innanzitutto tengo a precisare che abbiamo acquistato i biglietti per questo evento cinque (5!) mesi fa, per l’esattezza l’8 dicembre 2010. Il nuovo album di Lorenzo non era ancora stato pubblicato, ma non siamo riusciti a resistere alla tentazione! Non appena abbiamo visto su TicketOne che era già possibile prenotare i biglietti, non abbiamo esitato. Il servizio offerto è davvero comodo, infatti abbiamo ricevuto a casa nel giro di qualche giorno i ticket richiesti. Eravamo comunque certi dell’acquisto, avevamo assistito anche a un concerto del Safari Tour che Jovanotti ha tenuto qui nel 2008 e ricordavamo ancora con chiarezza ed emozione quell’esperienza unica e indimenticabile.

Per essere al Forum a un orario decente (lo spettacolo sarebbe iniziato alle 21), ci siamo mossi da casa per tempo, partendo in pieno orario di punta. Purtroppo abitiamo in un’altra provincia (comunque non poi così distante da Milano!) e quindi abbiamo impiegato circa un’ora per arrivare fin lì. Che stress! Per Jovanotti comunque questo e altro, si può anche soffrire un po’ imbottigliati nel traffico di Milano. Dopo questo lunghissimo e noioso viaggio, abbiamo posteggiato (mi sembra che il costo del parcheggio sia leggermente aumentato, abbiamo pagato SEI!!! euro) e abbiamo raggiunto i cancelli. Dopo aver trovato i nostri posti (ebbene sì, abbiamo scelto l’anello numerato…) ci siamo potuti finalmente rilassare un po’, ascoltando l’opener dell’evento : Vasco Brondi aka Le luci della centrale elettrica. Alle 21 è arrivato sul palco Lorenzo e il concerto è finalmente cominciato!
Ammetto di aver preferito lo spettacolo del 2008, forse perché Safari mi era piaciuto particolarmente. In Ora, possiamo ritrovare la stessa poesia, sentimenti ed emozioni che caratterizzano le ultime canzoni di Jovanotti, ma con un sound completamente diverso. L’album infatti è più dance ed elettronico, tranne alcuni pezzi che ricordano molto lo stile dei dischi precedenti. La mia canzone preferita è proprio Ora: intenso il testo e bellissima la melodia. Un’altra canzone che adoro è Il più grande spettacolo dopo il Big Bang (avete capito ora il nesso?!?), bellissimo il ritmo (rock) e anche le parole.
Di Jovanotti mi piace molto l’evoluzione: è incredibile pensare che abbia cominciato con canzoni come Gimme Five per dirne una (…) e che poi sia riuscito a creare dei brani così profondi e intensi. Si tratta di vere e proprie poesie, che parlano fondamentalmente di amore e sentimenti. Allo stesso tempo però, il linguaggio utilizzato è comunque molto semplice, diretto e chiaro. Ha uno stile davvero unico!
Sono certa che Lorenzo continuerà a stupirci nei prossimi anni, la sua trasformazione/evoluzione non si è ancora conclusa e sarà in grado di donarci nuove e splendide emozioni attraverso le sue canzoni. Al prossimo tour Jova, grazie per la splendida serata!

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Il lago in questione sarebbe stato quello di Iseo, peccato però che non abbiamo avuto il tempo di passare anche da quelle parti (pur essendo in zona!).
Mi sarebbe piaciuto scrivere lunedì il resoconto della giornata di domenica, quando i ricordi e i dettagli della gita erano più vividi e recenti. Come al solito purtroppo, non sono riuscita a trovare il tempo per farlo! Ricordo ai gentili e sempre più numerosi (d’accordo, non mi monto la testa!) lettori che l’esistenza di questo blog non è ancora nota (spero di trovare il coraggio prima o poi…) alla mia dolce metà e quindi diventa sempre più complesso aggiornare e inserire nuovi articoli.
Dopo questa doverosa introduzione (non sia mai che venga tacciata di pigrizia e scarso impegno!), passiamo dunque al racconto della scampagnata. E’ stata proprio una bella giornata, trascorsa nella natura in una zona della Lombardia prima di quel momento a noi sconosciuta, ma non poi così lontana da casa. Dopo soli quaranta minuti di viaggio in macchina, siamo dunque approdati in Franciacorta. Se penso che si trova a non più di dieci (solo 10!!!) chilometri dal paese natale di mia madre, mi vergogno tantissimo per avere scoperto questa meraviglia solo ora. La Franciacorta è famosa nel mondo per le sue bollicine, in poche parole per gli spumanti. Io, da astemia, non ero particolarmente invogliata a partecipare all’evento a cui era stato invitato il mio compagno (una degustazione di vini!) e quindi un po’ riluttante mi sono aggregata solo per curiosità. Siamo partiti quindi di primo mattino (lo ammetto, erano le 08.30. Non era poi così presto…) insieme ad altri due amici per la volta di Camignone, dove appunto è ubicata l’azienda vitivinicola Il Mosnel. Il gentile invito era arrivato proprio da loro in occasione del FRANCIACORTANDO, un’iniziativa davvero molto utile e interessante. L’accoglienza è stata delle migliori: dopo un breve giro per la cantina dove abbiamo potuto capire qualcosa in più sul processo di produzione del vino, siamo successivamente passati alla degustazione. Ci hanno fatto accomodare attorno a un tavolo che si trovava su una terrazza dove si poteva ammirare uno dei tanti vigneti della tenuta. Hanno portato poi un piatto di salumi e uno di formaggi, dopodiché sono arrivati anche i vini. Io ne ho assaggiato solo uno (non potevo rifiutare la prima degustazione), mentre il mio compagno e gli amici ne hanno assaggiati altri due. Pur non essendo un amante del vino, posso dire che l’atmosfera era molto piacevole: il sole caldo illuminava la vigna, il silenzio regnava sovrano (sebbene ci fossero diversi gruppetti di persone seduti ad altrettanti tavoli) e la gentilezza e cordialità dei padroni di casa mettevano tutti a proprio agio. Prima di andar via (verso le 12.30) ci siamo anche fermati allo shop per l’acquisto di qualche bottiglia (avevo intuito che i miei compagni di viaggio avessero apprezzato particolarmente i vini assaggiati!) e infine abbiamo fatto anche una passeggiata tra i filari della vigna. E’ stato bellissimo!
Abbiamo successivamente cercato un ristorante dove poter pranzare, ignari del fatto che fosse giorno di cresime e prime comunioni. Siamo comunque riusciti a trovare una locanda a Torbiato, La Torre. Il ristorante era incredibilmente affollato, ed è anche per questo motivo forse che il servizio non è stato dei migliori: tempi di attesa lunghissimi prima di essere serviti e altrettanti prima di poter avere la portata successiva. Abbiamo addirittura dovuto aspettare circa venti (!!!) minuti prima di poter assaporare il dolce. L’unico piatto che non mi è particolarmente piaciuto è stato proprio questo, e non perché abbia penato tanto per poterlo gustare. Ho scelto la torta di cioccolato con pere, ma purtroppo la parte superiore era quasi coriacea e solo la presenza della frutta riusciva a donare un po’ di morbidezza al dolce. Credo che la Locanda meriti comunque un’altra possibilità, penso che il giorno scelto non fosse particolarmente azzeccato. Ci ritorneremo in futuro magari e questa volta sceglierò i cantucci con il Passito (ovviamente il liquore lo passerò al mio compagno!) per dessert!
Splendida giornata quindi, ho proprio voglia di tornare in Franciacorta e la primavera è il momento migliore!

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Finalmente posso inserire la mia prima recensione di un libro! Non ho letto altro da quando ho aperto questo blog e posso dire che è grazie (o per colpa, decidete voi!) di questo volume, se ho deciso di intraprendere questo nuovo percorso. Ho impiegato dunque un po’ per leggerlo (circa un mese!); non è colpa del libro in sé, purtroppo ultimamente ho avuto poco tempo da dedicare alla lettura.
Ma veniamo a noi, il testo in questione si intitola The sound of paper, scritto da Julia Cameron.

Si tratta di un saggio/manuale in lingua: è il primo di questo genere che decido di acquistare e successivamente leggere. Sono passati quasi dieci anni (!!!) dall’ultimo libro in inglese letto e credevo quindi che avrei faticato alquanto per portare a termine la lettura. Invece quei pochi vocaboli di cui ignoravo il significato, non mi hanno impedito di apprezzare questo volume.
Il tema trattato è molto particolare: infatti esamina la creatività e il processo di creazione. Come potrete facilmente intuire, è davvero motivante! L’autrice racconta la propria esperienza personale, descrivendo una sua giornata lavorativa tipo. Nulla infatti è improvvisato, occorre molto esercizio e impegno per ottenere buoni risultati. Dispensa inoltre consigli utili per le situazioni più difficili di blocco che si devono affrontare in questi casi quando ci si avvicina al mondo dell’arte. A quanto pare queste situazioni sono molto comuni, ma con pochi e semplici accorgimenti è possibile uscirne più forti e motivati di prima. Alla fine di ogni capitoletto si possono trovare anche degli esercizi pratici, sempre mirati alla risoluzione di questi problemi.
Un altro aspetto che mi ha affascinato molto di questo libro è la descrizione della natura e del paesaggio in cui si trova la scrittrice: vive tra New York e Taos, nel New Mexico. Dalle sue parole si può intuire la bellezza e suggestione di questi luoghi: ciò mi ha spinto a cercare su Google qualche immagine di quei posti. Sono spettacolari, alcune veramente da togliere il fiato. Julia è davvero fortunata (sigh)!

Sono legata molto a questo libro, l’ho acquistato infatti a marzo durante la mia ultima visita a Londra. Sono stata al Tate Modern e nel suo bookshop ho trovato questa fantastica opera. Probabilmente è anche per questo motivo che ho impiegato più di un mese per leggerlo: non volevo separarmi dal ricordo di quel meraviglioso viaggio. Voglio tornare a Londra, uffa!!!
In conclusione devo dire che questo libro mi è piaciuto molto e lo consiglio a chi per la prima volta si sta avvicinando all’arte e cerca l’ispirazione per intraprendere questa nuova avventura.

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